Brunello, GiuliaGiuliaBrunello2024-11-192024-11-192021978885758729510.24451/arbor.18319https://doi.org/10.24451/arbor.1831910.7413/1235-1235004https://arbor.bfh.ch/handle/arbor/42783Al pari degli altri settori della società, anche il movimento anarchico in Brasile dovette misurarsi con le profonde trasformazioni sociali e culturali che negli anni venti del Novecento, soprattutto a San Paulo e a Rio de Janeiro, modificarono la geografia dei luoghi della socialità, rivoluzionarono i costumi e rimodellarono i ruoli maschili e femminili, tanto che quel periodo fu ricordato come quello degli “anni folli” . L’estetica che aveva contrassegnato l’iconografia del movimento socialista e operaio sembrava vecchia. I giornali femminili che mediavano le novità provenienti da Parigi, adattandole alla società brasiliana, proponevano a modello i nuovi stili, ma al contempo ribadivano i ruoli tradizionali di genere, in primo luogo della donna, che doveva assolvere ai compiti di moglie e di madre. Su questa discrepanza, oltre che sul carattere frivolo richiesto a uomini e donne, intervenne la militante anarchica Maria Lacerda de Moura. All’interno del movimento fu lei ad affrontare in Brasile il tema dei rapporti tra uomo e donna alla luce della diffusione di nuovi costumi e di pratiche alla moda. La modernità promuoveva davvero l’emancipazione della donna? Come interpretare la riconfigurazione degli spazi urbani e l’instaurarsi di forme di socialità sulla base di nuovi consumi?itCTD1F1201H1HQHXLa moda è antica: lo sguardo di Maria Lacerda de Moura nel Brasile degli "anni folli"-book_section