Bacciagaluppi, ClaudioClaudioBacciagaluppiPasquini, Elisabetta2025-10-292025-10-2920259788854972032https://doi.org/10.24451/dspace/1224510.6092/UNIBO/AMSACTA/8450https://arbor.bfh.ch/handle/arbor/45740Alle comunità religiose di lingua italiana e romancia nelle valli dell’odierno cantone dei Grigioni che passarono alla confessione riformata si presentava la necessità di creare un repertorio musicale nella lingua del popolo. Proprio tra la val Bregaglia e l’Engadina nel Settecento si stamparono le prime edizioni complete in italiano del salterio ginevrino.Le stampe contenevano un repertorio tradizionale: isalmi con la veste polifonica di Claude Goudimel e Claude Le Jeune, e i canti da chiesa più comuni della tradizione zuingliana. Nondimeno, in Engadina il repertorio si allargò notevolmente, se si considera che la trasmissione manoscritta include persino composizioni d’origine cattolica. Per esempio, nel primo Settecento si diffondono, rivestite di un testo romancio, alcune composizioni latine di Giovanni Battista Beria, compositore attivo a Lodi Vecchio, a Mortara e a Novara tra il 1638 e il ’71. La sua musica subì così un triplice passaggio di confine: linguistico, confessionale e politico.itVarcando i confini: Giovanni Battista Beria in Engadinabook_section